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		<title>Creatività, innovazione e attenzione ai mercati i fattori di successo per Graziella</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 15:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Mercatanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Graziella Group]]></category>
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		<description><![CDATA[Arezzo. Materiali preziosi come l&#8217;oro nelle sue molteplici sfumature di giallo, bianco e rosè, i diamanti, l&#8217;argento, gli smalti, la seta danno vita alle creazioni di Graziella Group, azienda fondata nel 1958 da Graziella Buoncompagni, Cavaliere del Lavoro, che attualmente riveste il ruolo di Presidente Onorario.
Nei primi decenni di vita l&#8217;azienda operava prevalentemente nel settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arezzo. Materiali preziosi come l&#8217;oro nelle sue molteplici sfumature di giallo, bianco e rosè, i diamanti, l&#8217;argento, gli smalti, la seta danno vita alle creazioni di Graziella Group, azienda fondata nel 1958 da Graziella Buoncompagni, Cavaliere del Lavoro, che attualmente riveste il ruolo di Presidente Onorario.<br />
Nei primi decenni di vita l&#8217;azienda operava prevalentemente nel settore orafo. A partire dagli anni Duemila grazie a felici scelte strategiche orientate alla creazione di nuove collezioni e all&#8217;affermazione su mercati emergenti, come Paesi Arabi, Russia e Cina, Graziella ha iniziato una fase di sviluppo che continua anche oggi e che ha determinato la nascita di un gruppo che attualmente conta oltre 130 addetti, uno stabilimento nella zona industriale di Arezzo e una boutique a Firenze, la Graziella Jewel Gallery in Lungarno Acciaiuoli. Oltre che nel fashion le società che compongono la holding operano nel settore immobiliare, in quello delle energie rinnovabili e nell&#8217;hotellerie. Parliamo di questa storica impresa italiana e dei suoi scenari futuri con Eleonora Gori, Retail Manager.</p>
<p>L&#8217;inizio degli anni Duemila ha visto una forte crisi dell&#8217;industria orafa italiana. La vostra azienda come ha reagito?<br />
Ho vissuto da vicino quel periodo perche&#8217; già allora ero attiva in azienda. In quegli anni risultò vincente la scelta di rivolgersi a nuovi mercati con linee di prodotti attentamente studiate e pensate per mercati diversi.</p>
<p>Quali sono ad oggi i mercati piu&#8217; interessanti per i vostri prodotti?<br />
Per quanto riguarda la nostra linea storica, la Gold, di gioielli in oro 18 carati, l&#8217;area di mercato più importante per la nostra azienda sono i paesi arabi. Le linee nate recentemente, la Silver ( gioielli in argento, pietre e materiali preziosi) e la Diamonds ( gioielli in oro bianco e rosè e diamanti) invece sono affermate in paesi che riteniamo strategici per il futuro della nostra azienda: la Russia e la Cina.</p>
<p>Come nascono le vostre creazioni e come promuovete la creatività nella vostra azienda?<br />
Nella nostra azienda è stato costituito un Centro Creativo in cui circa dieci persone con diverse professionalità lavorano allo sviluppo delle collezioni, di nuovi prodotti e di nuove tecniche. Produciamo gioielli-moda e accessori e quindi la tempistica è quella propria del mondo del fashion: una collezione per la stagione primavera-estate e una per l&#8217;autunno-inverno.</p>
<p>Quali sono i vostri investimenti per l&#8217;innovazione e la formazione?<br />
Per quanto riguarda l&#8217;innovazione, negli ultimi anni, gli investimenti principali sono stati effettuati: per raggiungere la piena autosufficienza energetica dello stabilimento produttivo grazie a fonti rinnovabili, per sviluppare un nuovo sistema di smaltimento dei rifiuti e di trattamento degli scarti della lavorazione dei preziosi. Attualmente stiamo sviluppando una tecnica produttiva denominata Elettroformazione che riduce al minimo gli scarti di materiali, in particolare i residui nocivi, massimizzando il rapporto volume-peso dei pezzi prodotti. Abbiamo in corso anche una collaborazione con l&#8217;Università di Pisa per la creazione di una piattaforma B2B, ossia un sistema informatico per la gestione dell&#8217;incontro per la domanda e l&#8217;offerta di prodotti. Nella formazione aderiamo e partecipiamo alle iniziative degli enti presenti sul nostro territorio. Formiamo il nostro personale prevalentemente all&#8217;interno della azienda ricorrendo però anche alla collaborazione di consulenti esterni. Attualmente sono in corso stage nel reparto produttivo e nell&#8217;ufficio commerciale.</p>
<p>Recentemente avete presentato le vostre collezioni nell&#8217;ambito di un evento realizzato in collaborazione con Porsche. Quali sono le iniziative e le manifestazioni di importanza strategica per la vostra azienda?<br />
Puntiamo molto sulle fiere più importanti del settore orafo. Quelle che per noi definirei &#8220;Istituzionali&#8221;sono: in Italia Vicenza e OroArezzo; all&#8217;Estero Hong-Kong, Mosca e Sharja, capitale dell&#8217;omonimo Emirato arabo. In queste manifestazione incontriamo i nostri clienti che sono sia gruppi commerciali che negozi al dettaglio. Nel futuro puntiamo come sempre sul potenziamento della nostra rete di punti vendita selezionati e sull&#8217;apertura di punti vendita monomarca a Mosca e Pechino che si aggiungeranno alla nostra boutique-  show room di Firenze e alla recente apertura in Kazakistan.</p>
<p>Chiara Mercatanti</p>
<p>Immagine miniatura : Un gioiello di Graziella Group. ©Alessandro Schinco<br />
Immagine : Elena Gori retail manager Graziella Group. ©Alessandro Schinco</p>
<p><a href="http://www.ilogo.it/wp-content/uploads/2011/10/Elena-Gori4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1504" title="Elena Gori" src="http://www.ilogo.it/wp-content/uploads/2011/10/Elena-Gori4-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a></p>


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		<title>A Napoli le sculture astratte di Fausto Melotti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre in corso]]></category>
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		<category><![CDATA[Marta Melotti]]></category>
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		<description><![CDATA[NAPOLI. Il Museo Madre di Napoli ospita fino al 9 aprile 2012 una grande mostra antologica dedicata a Fausto Melotti (Rovereto 1901 &#8211; Milano 1986) a cura di Germano Celant e organizzata in collaborazione con Marta Melotti e con l’Archivio Fausto Melotti. Riconosciuto da tempo, sia a livello nazionale che internazionale, come i suoi contemporanei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI. Il Museo Madre di Napoli ospita fino al 9 aprile 2012 una grande mostra antologica dedicata a Fausto Melotti (Rovereto 1901 &#8211; Milano 1986) a cura di Germano Celant e organizzata in collaborazione con Marta Melotti e con l’Archivio Fausto Melotti. Riconosciuto da tempo, sia a livello nazionale che internazionale, come i suoi contemporanei Alexander Calder, Alberto Giacometti, Louise Bourgeois e Lucio Fontana, quale protagonista nell’ambito della scultura moderna e contemporanea, Melotti si è contraddistinto per essere stato, sin dagli inizi degli anni trenta, tra i più significativi interpreti del rinnovamento e dello sviluppo del linguaggio plastico e materico. La particolare capacità con cui l’artista è riuscito a coniugare la tradizione classica con gli interessi per le avanguardie europee, la conoscenza scientifica con una particolare sensibilità musicale, il talento scultoreo con quello di ceramista, la raffinata abilità letteraria e creatività poetica con la ricercatezza del disegnatore, sono tutte qualità che hanno contribuito ad affermarlo come uno dei talenti artistici più rilevanti del XX secolo.</p>
<p>L’esposizione che si tiene al Madre, ridisegnato da Alvaro Siza, si sviluppa attraverso le sale del museo in maniera cronologica e porrà in evidenza attraverso una selezione di oltre 200 opere tra terracotte, maioliche e gessi, sculture a tecnica mista e in ferro, ceramiche e lavori in inox, disegni e bozzetti, il percorso scultoreo di Melotti più strettamente legato al mondo delle arti visive. A partire dai primi lavori realizzati all’inizio degli anni trenta quando, dopo aver conseguito il diploma di pianoforte e studio della composizione musicale e con una laurea in ingegneria elettrotecnica si dedica allo studio della scultura apprendendo le regole del mestiere, attraverso la scarnificazione e la smaterializzazione della figura umana, arriva a comporre nel 1934-1935 i celebri bassorilievi che testimoniano l’adesione dell’artista, insieme a Gino Ghiringhelli, Mauro Reggiani, Luigi Veronesi, Fontana e Atanasio Soldati, al movimento astrattista.</p>
<p>Seppure incentrata prevalentemente sulle sculture e i bassorilievi, l’esposizione fornisce l’occasione per una lettura approfondita e analitica della complessa figura di Melotti contraddistintosi per la particolare versatilità linguistica che gli ha permesso di attraversare i diversi campi della pittura, della scultura, della ceramica, della poesia, del disegno e della musica. Un universo poetico che sè messo in storia e in racconto dall’intreccio e l’osmosi di un artista come Melotti e le vicende della cultura italiana moderna e internazionale. Info: 081 19313016 www.museomadre.it</p>


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		<title>Burattini, pupi e marionette da tutto il mondo. A Cecina una mostra sul Teatro di Figura</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 08:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Schiavetti]]></category>
		<category><![CDATA[Burattini & Matrionette]]></category>
		<category><![CDATA[Cecina]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Culturale Hermann Geiger]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Servi]]></category>

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		<description><![CDATA[CECINA. Sta ottenendo sempre più attenzione e apprezzamento da parte di pubblico e addetti ai lavori, la mostra “Burattini &#38; Marionette. Il meraviglioso mondo del Teatro di Figura” organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger nella sua sala espositiva in Corso Matteotti 47 a Cecina in Provincia di Livorno. Un evento espositivo davvero unico e originale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CECINA. Sta ottenendo sempre più attenzione e apprezzamento da parte di pubblico e addetti ai lavori, la mostra “Burattini &amp; Marionette. Il meraviglioso mondo del Teatro di Figura” organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger nella sua sala espositiva in Corso Matteotti 47 a Cecina in Provincia di Livorno. Un evento espositivo davvero unico e originale, dedicato a grandi e piccini ma anche a tutti gli amanti di questa antica forma di spettacolo, che ha già colto nel segno con oltre diecimila visitatori dal giorno della sua apertura lo scorso 3 dicembre. Un’ulteriore conferma del ruolo della Fondazione Geiger come importante realtà culturale, non solo in Toscana ma ormai di livello nazionale.</p>
<p>La mostra, che rimarrà aperta fino al 29 gennaio 2012 ad ingresso libero, è curata da Alessandro Schiavetti con i patrocini di Unima Italia (Union Internationale de la Marionnette), dell’Istituto per i Beni Marionettistici, del Teatro popolare di Grugliasco di Torino, MOPS  (Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani delle Madonie) di Palermo e la collaborazione di Stefano Cavallini e Patrizia Ascione di Habanera Teatro. Il suggestivo percorso espositivo presenta 250 pezzi provenienti da tutto il mondo, alcuni dei quali molto pregiati e antichi. Burattini e marionette della tradizione italiana appartenenti alle grandi famiglie di burattinai, marionettisti e pupari che hanno fatto la storia del teatro di figura nel nostro paese come la Famiglia Lupi di Torino, la Collezione Maria Signorelli di Roma (che comprende anche pezzi di Vittorio Podrecca), la Compagnia degli Sbuffi di Castellammare di Stabia, la Collezione De Martino, i Pupi di Stac di Firenze creati da Carlo Staccioli.</p>
<p>Una panoramica davvero completa sul Teatro di Figura, un’arte troppo spesso considerata minore o dimenticata, che rappresenta invece una forma di spettacolo che affonda la sua storia nelle radici del tempo, arrivata prima che nascesse il teatro con gli attori, e che ogni cultura ha plasmato secondo le sue espressioni. Un viaggio suggestivo tra teatro e fantasia, tradizione, arte e mondi magici dove si possono incontrare i personaggi principali della Commedia dell&#8217;Arte italiana come Pulcinella, Arlecchino, Pantalone e Colombina, e quelli delle favole: Pinocchio, Biancaneve e i protagonisti del Mago di Oz, e della letteratura come Romeo e Giulietta e Otello. Spazio anche alle marionette sperimentali costruite dagli anni settanta con materiali di recupero dal grande sceneggiatore Otello Sarzi. Una sezione è dedicata poi alla magia del teatro</p>
<p>delle ombre di Giava e a tanti personaggi provenienti da tutto il mondo. Dal Mr. Punch inglese al russo Petruska e al Karagoz turco, fino ai Mamulengo brasiliani, i pupazzi Bambara e maschere Gelede dell’Africa Nera, il sudafricano “Mr. Puns” di Gary Friedman, simbolo della lotta contro l’apartheid e della prevenzione contro l’AIDS. La mostra “Burattini &amp; Marionette. Il meraviglioso mondo del Teatro di Figura” è organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger. Aperta dal 3 dicembre al 29 gennaio 2012, nella Sala Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina (Li) ad ingresso libero, dal martedì alla domenica dalle 16 alle 20 chiusa il lunedì. Per informazioni: Fondazione Geiger, tel. 0586.635011, www.fondazionegeiger.org</p>


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		<title>Noncorpi, a Siena una mostra multimediale racconta l&#8217;immaginario del corpo del nostro tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 08:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Biagini]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert Gligorov]]></category>
		<category><![CDATA[Siena]]></category>
		<category><![CDATA[Siena Art Institute]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni epoca produce delle immagini dei corpi come metafore delle condizioni sociali, culturali e politiche che la caratterizzano. Noncorpi è una mostra multimediale sull’immaginario del corpo del nostro tempo che, da sabato 10 dicembre a martedì 20 dicembre ad ingresso libero, propone negli spazi del Siena Art Institute e della Galleria FuoriCampo di Siena video [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni epoca produce delle immagini dei corpi come metafore delle condizioni sociali, culturali e politiche che la caratterizzano. Noncorpi è una mostra multimediale sull’immaginario del corpo del nostro tempo che, da sabato 10 dicembre a martedì 20 dicembre ad ingresso libero, propone negli spazi del Siena Art Institute e della Galleria FuoriCampo di Siena video e audio installazioni, fotografie, oggetti luminosi, interventi performativi con strumenti acustici ed elettronici che indagano il rapporto fra il corpo e le società nell’epoca del capitalismo globale. Dieci gli artisti in mostra: Robert Gligorov, Andrea Marini, Ongakuaw &amp; see|zee_vizual, Elisa Biagini, Mauro Magrini e Dejan Atanackovic, curatore dell&#8217;evento, in collaborazione con il duo Di Volo &amp; Tancredi e Mauro De Lillo.</p>
<p>A partire dal concetto di nonluogo come spazio concepito per il veloce attraversamento di masse, informazioni, servizi, in cui il segno prevale sul contenuto fino quasi a sostituirlo, i noncorpi sono l&#8217;esito di una società sempre più consumistica, in cui anche il corpo viene ridotto a puro segno, sezionato, frammentato, frugato fin nelle cavità, attraversato esattamente come un nonluogo: dall’interno, ad opera di industrie farmaceutiche, produttori di fast food, promotori di prodotti per la salute; dall’esterno, dalle industrie della moda, della chirurgia estetica e dello spettacolo.</p>
<p>I noncorpi sono la metafora di una modernità mai compiuta che ha ormai da tempo abbandonato le sue numerose utopie, il simbolo della precarietà, della resa all&#8217;omologazione e della profonda solitudine dell’uomo. Su queste dinamiche faranno riflettere i lavori distribuiti fra gli spazi del Siena Art Institute e della Galleria FuoriCampo, entrambi recentemente inaugurati nel cuore di Siena. Info: Siena Art Institute: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sienaart.org/noncorpi.html" target="_blank">www.sienaart.org/noncorpi.html</a></span></p>


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		<title>Scatti di guerra con la mostra del fotografo Romano Cagnoni</title>
		<link>http://www.ilogo.it/2011/11/scatti-di-guerra-con-la-mostra-del-fotografo-romano-cagnoni/</link>
		<comments>http://www.ilogo.it/2011/11/scatti-di-guerra-con-la-mostra-del-fotografo-romano-cagnoni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 12:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cecenia]]></category>
		<category><![CDATA[Ivo Balderi]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Mediceo]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Cagnoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Seravezza Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Versilia]]></category>
		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema del reportage sarà il filo conduttore della 9° edizione  di “Seravezza Fotografia”, che si svolgerà a Seravezza in Versilia (Lucca) dal 28 gennaio al 9 aprile 2012. Una manifestazione di respiro nazionale che ogni anno coniuga con successo i grandi nomi della fotografia internazionale con il mondo amatoriale, organizzata da Fondazione Terre Medicee, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema del reportage sarà il filo conduttore della 9° edizione  di “Seravezza Fotografia”, che si svolgerà a Seravezza in Versilia (Lucca) dal 28 gennaio al 9 aprile 2012. Una manifestazione di respiro nazionale che ogni anno coniuga con successo i grandi nomi della fotografia internazionale con il mondo amatoriale, organizzata da Fondazione Terre Medicee, Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza e  FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) sotto la direzione artistica di Ivo Balderi che esordisce alla guida della rassegna. Anche quest’anno il programma si presenta con eventi di grande interesse e qualità ad iniziare dalla mostra personale del fotografo Romano Cagnoni dal titolo “Memorie sovvertite” che sarà esposta nella sale del Palazzo Mediceo dal 28 gennaio al 6 aprile.</p>
<p>Una raccolta di oltre cento scatti che comprendono immagini delle guerre documentate da Cagnoni per le più importanti riviste del mondo, dal Vietnam, Cagnoni fu il primo fotografo non comunista ad essere ammesso nel Nord Vietnam, al Biafra, le guerre arabo israeliane, in ex Jugoslavia fino alla Cecenia nel 1995. Qui ha realizzato i famosi ritratti di guerriglieri ceceni mentre combattevano contro la potente armata russa, realizzati  in uno studio mobile con vari flash e sfondi illuminati come  se fosse stato uno studio di Hollywood, creando un effetto che non fa capire se si tratta di combattenti o attori. E’ stata la prima volta che un fotografo ha realizza uno studio in prima linea. Una parte della mostra composta da splendide gigantografie che hanno lo spessore dell’arte contemporanea, è poi dedicata ai paesaggi della Versilia dove è nato il fotografo e ritornato a vivere ( vicino Camaiore), dopo molti anni passati nella sua base di Londra.</p>
<p>Romano Cagnoni, scampato alla strage nazista di S. Anna di Stazzema non poteva da adulto che fotografare le guerre nel mondo. Il direttore del Sunday Times, Harold Evans, nel suo libro “Pictures on a page”, menziona Cagnoni fra i sette fotografi più famosi nel mondo con Henri Cartier-Bresson, Bill Brandt, Don McCullin e Eugene Smith. Oltre alla mostra di Cagnoni la manifestazione prevede altre tre mostre collaterali presso le Scuderie Granducali sempre sul tema del reportage, e poi workshop, corsi di fotografia e incontri di cultura fotografica.</p>
<p>La mostra “Memorie sovvertite” di Romano Cagnoni è aperta dal 28 gennaio al 9 aprile 2012 nel Palazzo Mediceo di Seravezza via del Palazzo 358, Seravezza (Lu), dal martedì al sabato dalle 15 alle 19.30 e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30. Il biglietto d’ingresso  5 euro intero e 3 euro ridotto.  Informazioni:  <a href="http://www.terremedicee.it/">www.terremedicee.it</a></p>


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		<title>Teatro: &#8220;La cultura della libertà&#8221; per Armando Punzo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 12:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri di Pistoia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Manzoni; Armando Punzo]]></category>
		<category><![CDATA[Volterra]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la prima volta al Teatro Manzoni di Pistoia la Compagnia della Fortezza di Volterra, l’esperienza più importante di teatro in carcere in Italia, frutto della passione e del lavoro pluriventennale del regista e drammaturgo Armando Punzo, riconosciuto anche a livello internazionale. Lo spettacolo, che  ha vinto il Premio Ubu 2010 per la miglior regia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta al Teatro Manzoni di Pistoia la Compagnia della Fortezza di Volterra, l’esperienza più importante di teatro in carcere in Italia, frutto della passione e del lavoro pluriventennale del regista e drammaturgo Armando Punzo, riconosciuto anche a livello internazionale. Lo spettacolo, che  ha vinto il Premio Ubu 2010 per la miglior regia, si intitola &#8220;La Cultura crea la libertà&#8221; e andrà in scena dal 18 al 20 novembre  Nel cast anche il noto poeta pistoiese, Giacomo Trinci.</p>
<p>“Io credo fortemente nell’idea di concreta libertà che porta la cultura – commenta Armando Punzo – lo spettacolo è un percorso da Amleto ad Alice nel Paese delle meraviglie, dalla tragedia del potere nel chiuso di un palazzo all’anarchia di Carroll, al suo mondo alla rovescia e ancora oltre, in un viaggio di cui non si conosce la fine. La trasformazione è la possibilità di sottrarsi al proprio ruolo definito per sempre. L&#8217;origine è nella realtà di questa compagnia che come un doppio sotterraneo offre una riflessione quotidiana su questo tema. È come se lo spirito dei personaggi di Shakespeare potesse sottrarsi alla propria funzione sociale. Come spiriti pensanti, in perenne trasformazione, attraversano libri di altri autori, allontanandosi da quello che li conteneva come una prigione di ruoli immutabili. Quello che per altri è teatro per noi, per questi spiriti liberi, è vita negata. Cercano altre parole, altre azioni, un&#8217;altra possibilità, forse ancora non prevista, nemmeno ancora immaginata. &#8220;L&#8217;Essere inerme&#8221;, il non ancora nato, il non ancora definito&#8230; “. Info: <a href="http://www.teatridipistoia.it/">www.teatridipistoia.it</a></p>


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		<title>A Villa Romana la mostra di Rinaldo Censi &#8220;Derive della mimesi: Marey e il movimento&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Etienne-Jules Marey]]></category>
		<category><![CDATA[Rinaldo Cens]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Romana]]></category>

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		<description><![CDATA[FIRENZE. Da venerdì 18 novembre fino al 20 dicembre 2011 si svolgerà a Villa Romana di Firenze la mostra &#8220;Derive della mimesi: Marey e il movimento&#8221; di Rinaldo Censi a cura di Alessandro Sarri. Etienne-Jules Marey (1830-1904), celebre medico e fisiologo francese è considerato una delle personalità più spiccate nello studio del movimento umano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FIRENZE. Da venerdì 18 novembre fino al 20 dicembre 2011 si svolgerà a Villa Romana di Firenze la mostra &#8220;Derive della mimesi: Marey e il movimento&#8221; di Rinaldo Censi a cura di Alessandro Sarri. Etienne-Jules Marey (1830-1904), celebre medico e fisiologo francese è considerato una delle personalità più spiccate nello studio del movimento umano e non. Attraverso un’inesausta messa a punto di strumentazioni sempre più perfezionate, egli ha cercato d’intercettare quella sorta di motricità aberrante che sta fra il movimento e la stasi, fra il riposo e la tensione, fra il tempo e lo spazio.</p>
<p>Dal volo degli uccelli all’andatura dei cavalli, dalla mappatura delle diverse fasi di scorrimento del sangue allo studio del movimento dell’aria e delle maree sino alla scomposizione della locomozione umana. Una continua messa in scena di ciò che l’occhio non sarà mai in grado di percepire, la motricità subliminale, a priori, che la ritenzione retinica non può captare se non come epifenomeno, sintomatologia, messa in situazione di una conseguenza. Pensiamo solamente alle cosiddetta cronofotografia, né semplici fotografie né semplici messe in movimento: si tratta di un’immagine registrata su un’unica lastra di diverse posture simultanee del soggetto in moto. Qui il presunto movimento pare sperimentare ciò che non saprà mai di sé e precisamente il momento di un atto che, in virtù della propria incoercibile flagranza, nessun apparecchio riuscirà mai a rendere visibile. Risiede qui, a nostro avviso, il carattere compulsivo del parossismo enarrativo di Marey, il tentativo cioè, di dare manifestazione proprio all’impossibilità di manifestare un qualcosa, un atto puro dicevamo, che scompare nel momento esatto in cui sembra incarnarsi in qualcosa che inevitabilmente lo dissimula, lo rimuove, collocandolo in una qualsiasi presentabilità.</p>
<p>Di questa presentazione dell’impossibilità di presentazione cerca di appropriarsi il lavoro di sei artisti,Emanuele Becheri, Ruben Bellinkx, Daniela De Lorenzo, Carlo Guaita, Davide Rivalta, Oleg Tcherny, Erwin Michelberger che, attraverso video, film e installazioni, tenteranno di mettere in luce ciò che dell’atto sopravvive nel suo essere chiuso nel divieto dispiegato della propria apertura. L’atto finito che nulla accetta o trasgredisce, l’effetto-marey appunto, muto e impenetrabile, attraverso il quale non si può esperire alcuna alterazione e che (non) si dimostra, (non) si verifica se non nell’oscenità presentificata del proprio nulla impresentabile.<a href="http://www.villaromana.org/"> www.villaromana.org</a></p>


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		<title>Il Simbolismo Italiano in mostra a Padova</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>PADOVA. Dal primo di ottobre al 12 febbraio 2012 le sale del Palazzo Zabarella di Padova ospitano la mostra “Il Simbolismo in Italia”organizzata dalla Fondazione Bano a insieme alla Fondazione Antonveneta e curata da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Il tema e l’ambito sono ben noti: a cavallo tra Otto e Novecento, l’inconscio irrompe nell’arte e nulla sarà più come prima. È la scoperta di un mondo “altro”, affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell’anima. È la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente – ed è la prima volta – indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l’ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta – Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra.</p>
<p>Proprio con una esposizione, la Triennale di Brera del 1891, si apre l’itinerario della mostra che presenta affiancate Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una sezione dedicata ai ‘protagonisti’: gli artisti italiani e stranieri che parteciparono direttamente a quell’avventura poetica cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean Moréas e all’ “arte di pensiero” foriera della poetica degli stati d’animo. “Un paesaggio è uno stato dell’anima” scriveva Henry-Frédéric Amiel e a questo principio è ispirata la sezione che, trattando del sentimento panico della natura, espone opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, la nebbia, i bagliori notturni, la variabilità atmosferica, le situazioni insomma più facilmente collegabili ai turbamenti psicologici. Un tema sviluppato da  l’ Isola dei morti di Böcklin nella raffinata ed inedita versione di Otto Vermehren, affiancata dai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini.</p>
<p>Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione. Qui troviamo la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell’ “artista veggente” che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l’uomo e la realtà circostante.  L’ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di D’Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie, Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre nella storia il dramma di Cleopatra: le sezioni che illustrano il mito e l’allegoria propongono i capolavori di questi artisti mettendone in evidenza la portata internazionale attraverso il confronto  con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck.</p>
<p>È nella sezione dedicata al ‘bianco e nero’, cioè alla nutrita produzione grafica degli anni fra Otto e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell’uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico, all’orrido.</p>
<p>Il percorso della mostra si conclude nella ‘Sala del Sogno’, che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all’ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del ‘piacere’ e dell’inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista cui introducono due capolavori ancora simbolisti di Umberto Boccioni come Il sogno (Paolo e Francesca) e La madre che cuce. Info:<a href="http://www.zabarella.it/"> www.zabarella.it</a></p>


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		<title>Burattini e marionette da tutto il Mondo in mostra alla Fondazione Geiger</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 17:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alessandro Schiavetti]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondazione Geiger]]></category>
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		<description><![CDATA[Un viaggio tra teatro e fantasia, tradizione artistica e mondi magici dove si possono incontrare i pupi siciliani e partenopei, burattini e marionette della tradizione italiana e ed europea come Pinocchio, Arlecchino e il Mago di Oz, il teatro delle ombre di Giava, pupazzi misteriosi e maschere dell’Africa Nera. Si può sintetizzare in questo modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio tra teatro e fantasia, tradizione artistica e mondi magici dove si possono incontrare i pupi siciliani e partenopei, burattini e marionette della tradizione italiana e ed europea come Pinocchio, Arlecchino e il Mago di Oz, il teatro delle ombre di Giava, pupazzi misteriosi e maschere dell’Africa Nera. Si può sintetizzare in questo modo la mostra “Burattini &amp; Marionette. Il meraviglioso mondo del teatro di figura” organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger presso la propria sala espositiva in Corso Matteotti 47 a Cecina (Li) da sabato 3 dicembre – inaugurazione alle ore 17 –  fino al 29 gennaio 2012, curata da Alessandro Schiavetti e con i patrocini di Unima Italia (Union Internationale de la Marionnette), dell’Istituto per i beni marionettistici e il teatro popolare di Grugliasco di Torino e la collaborazione di Stefano Cavallini e Patrizia Ascione di Habanera Teatro.</p>
<p>Una raccolta originale e per certi versi unica, che presenta i vari aspetti del Teatro di Figura, una forma di spettacolo complesso e affascinante che comprende  tutti gli oggetti e figure che nella rappresentazione vengono animate in modo artificiale imitando il movimento reale come burattini, marionette, ombre, pupi, pupazzi. L’intento è quello di offrire al visitatore una panoramica esaustiva e completa delle più alte espressioni artistiche in questo ambito e superando il carattere spesso parziale e settario con cui in passato questi soggetti sono stati presentati al pubblico. Con il termine Teatro di Figura sono indicate “Il tema della mostra – spiega il curatore -  è quello di presentare come la trasposizione della figura umana nello spazio scenico è stata rappresentata nel tempo e nelle varie aree geografiche. Infatti ogni cultura, dalla nostra fino all’estremo Oriente o all’Africa, ha sempre sentito l’esigenza di raccontare, secondo le proprie tradizioni, le vicende umane e fantastiche attraverso l’impiego di “figure” per sostituire l’uomo.</p>
<p>Ma non bisogna dimenticare che dietro ogni figura ci sono poi sempre le emozioni del burattinaio, amplificate dagli stessi personaggi che muove”. Il percorso espositivo della mostra riunisce per la prima volta i burattini e marionette della tradizione italiana appartenenti alle grandi famiglie di burattinai, marionettisti e pupari che hanno fatto la storia del teatro di figura in Italia. Sono i capolavori della Famiglia Lupi di Torino, della Collezione Maria Signorelli di Roma (che comprende anche pezzi di Vittorio Podrecca), dell’Istituto per i beni marionettistici e il teatro popolare di Grugliasco (Torino), i pupi del MOPS – Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani delle Madonie di Palermo e della Famiglia Perna di Frattamaggiore (Napoli), le “guarattelle” di Bruno Leone di Napoli, fino alle forme più sperimentali e moderne di Cesare Felici, Carlo Staccioli (i Pupi di Stac) e Otello Sarzi. Ci sono poi personaggi tipici del teatro di figura negli altri paesi europei, dal Mr. Punch inglese al russo Petruska e al Karagoz turco, fino a tanti caratteri più o meno famosi, che assumono la forma del burattino o della marionetta.</p>
<p>Poi lo sguardo si allarga a tutti i continenti con i Mamulengo brasiliani, burattini e marionette di Messico e Argentina, pupazzi Bambara e maschere Gelede dell’Africa Nera, burattini egiziani. E ancora marionette indiane, maschere cinesi, giapponesi e indonesiane, Wayang Golek e Wayang Kulit, le famose ombre di Giava e Bali. Anche questi pezzi provengono da diverse istituzioni italiane, come la Compagnia degli Sbuffi di Castellammare di Stabia, e da numerosi privati. La mostra è arricchita da un Pinocchio alto cinque metri costruito appositamente per questa occasione, da un percorso multimediale. Inoltre sono stati organizzati tre spettacoli che andranno in scena al Teatro De Filippo di Cecina martedì 9, venerdì 12 dicembre e domenica 22 gennaio.</p>
<p>La mostra “Burattini &amp; Marionette. Il meraviglioso mondo del Teatro di Figura” è aperta nella Sala Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina (Li), ad ingresso libero, dal martedì alla domenica dalle 16 alle 20 chiusa il lunedì. Per informazioni: Fondazione Geiger, tel. 0586.635011, <a href="http://www.fondazionegeiger.org/">www.fondazionegeiger.org</a></p>


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		<title>Un &#8220;Simposio etrusco&#8221; al Museo Guarnacci di Volterra</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 29 ottobre fino al 6 gennaio 2012 nelle sale del Museo Etrusco  Guarnacci,  Palazzo Desideri Tangassi, via Don Minzoni 15, Volterra  (Pi), è possibile ammirare la mostra dal titolo “Il Simposio Etrusco”.  L’obiettivo è far conoscere il banchetto etrusco, detto appunto  simposio, tema centrale di molti contesti tombali, spesso un’autentica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 29 ottobre fino al 6 gennaio 2012 nelle sale del Museo Etrusco  Guarnacci,  Palazzo Desideri Tangassi, via Don Minzoni 15, Volterra  (Pi), è possibile ammirare la mostra dal titolo “Il Simposio Etrusco”.  L’obiettivo è far conoscere il banchetto etrusco, detto appunto  simposio, tema centrale di molti contesti tombali, spesso un’autentica  messa in scena, ad uso di contemporanei e posteri, tesa ad esibire il  rango e la ricchezza del defunto.</p>
<p>La mostra vuole recuperare ed illustrare le tradizioni conviviali  degli antichi abitanti della Toscana grazie ad un percorso espositivo  all’interno del museo costituito da pannelli didattici, fotografie di  vasi e urne funerarie che lo rappresentano, ricostruzioni di piatti e  pietanze, reperti archeologici come brocche e coppe che nei corredi  funerari spesso passano un po’ in secondo piano.</p>
<p>La mostra “Il Simposio Etrusco” è stata organizzata dal Comune di  Volterra in collaborazione con il Comitato Esposizioni 2011, Musei  Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Cassa di Risparmio  di Volterra Spa e Consorzio Turistico Volterra, Valdicecina e Valdera.  Rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2012 tutti i giorni con i seguenti  orari: fino al 1 novembre dalle ore 9 alle 19 e dal 2 novembre dalle 9  alle 13.30. Costo del biglietto 10 euro, ridotto 6 euro. Per  informazioni, Museo Etrusco Guarnacci tel. 0588.86347.</p>


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