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L’esperienza dell’immagine nell’arte con Urban Storyteller

 Lecce 13 gennaio – Dal 17 gennaio al 7 febbraio 2014 la Primo Piano Living Gallery di Lecce ospita la mostra Urban Storyteller a cura di Dores Sacquegna. Quindici artisti che esprimono la loro sensibilità le dinamiche di questa società dell’immagine, con opere di matrice esistenzialista, ma anche cariche di un immaginario volto a dare espressione artistica e visiva della realtà del nostro tempo. Dai “Guerrieri urbani” della canadese d’adozione Kim Chan e dell’austriaca  Christine Cèzanne – Thaus, al suggestivo “Cristo che porta la sua croce nelle strade cittadine” di Nathan Brusovani, come simulacro di una visione spirituale e reale al tempo stesso, che trova la sua origine e riferimento nella realtà stessa, spesso sentita opaca e pesante.

Le città portano in sé l’immagine del tempo che è trascorso. Dalle città emergono non solo le tracce della storia, ma anche idee sul modo di abitare, di vivere, di sentire. È questo il caso del “Visionary traveller” di Maria Luisa Imperiali, artista attenta e sensibile, che crea una sequenza di immagini fotografiche  che narrano il passare del tempo, la memoria urbana, i luoghi di passaggio da un qui ad un altrove, miscelati da “presenze” immaginarie, come quelle che a volte maturano nei nostri pensieri quando intraprendiamo un viaggio. E poi i video della norvegese Margarida Paiva , che accentua le immagini «popolari» e urbane in contesti a volte desolati, come possono essere i nostri luoghi, carichi di architetture sofisticate dove l’essere umano sembra quasi un elemento di disturbo. E ancora le opere della danese Fie Tanderup o dell’americano Patrick Mitch che attraverso una serie di disegni “Cylindrical Balls”, realizza un racconto diviso in otto “frame” nel quale descrive con un tratto grafico e quasi etereo, il paesaggio, la violenza, il femminicidio, mettendo a fuoco in questi piccoli mondi, uno scenario icastico e umano, una realtà spesso violata nella sua poetica esistenza.

Ma i narratori urbani sono anche quegli artisti che si esulano dalla rappresentazione quale copia e simulacro della realtà. Sono coloro che preferiscono narrare con la forza dell’arte situazioni paradossali dove uomini-animali sembrano aver preso il sopravvento nell’immaginario collettivo, condividendo gli stessi luoghi, divenendo paesaggio nel paesaggio ed è il caso dell’americano Eric Pelka. Sulla linea zoomorfa, ma con una diversa logica interpretativa l’opera satirico-politica dei francesi Alain Nahum e Natalie Dublemortier che racconta attraverso un melting pop di immagini pubblicitarie, una realtà in cui la globalizzazione ha snaturato il senso di identità. Su questo versante prendono posto anche le opere degli americani Glenn Moust e Dina Shaposhnikova, il primo mixa la realtà urbana con l’esistenzialismo filosofico, mentre la seconda, narra con un fare decorativo, un immaginario ritorno alla “Belle Epoque”.

In effetti nella società dell’immagine “Il visibile è leggibile, udibile, intelligibile”, per dirla con le parole di  Jean-François Lyotard e per affrontare il tema dell’identità multipla nelle opere della messicana  Teresa Olabuenaga artista che nel corso degli anni, ha fatto una grande ricerca sulla questione identitaria del XXI secolo. Mappe di luoghi immaginari sono le opere dell’austriaco  Jani Jani, luoghi che aspettano di essere esplorati da futuri urban storyteller.  Info: www.primopianogallery.com [1]